

Il 21 maggio scorso, presso la sala “Carlo Sardelli” dell’Ordine dei Giornalisti del Molise, si è tenuto un incontro fortemente significativo che ha visto protagonista il dottor Enrico Alfonso Ricciardi, ex funzionario del Ministero degli Affari Esteri che, per il tramite della direttrice del mensile molisano “Il Bivio” Claudia Mistichelli, ha inteso donare due copertine del celebre settimanale satirico francese “Charlie Hebdo” balzato agli onori della cronaca nel 2015 a seguito del tragico attentato alla sua redazione parigina.
Un evento che, come ha sottolineato il Presidente dell’Ordine dottor Vincenzo Cimino, racchiude un profondo sentimento sociale che affonda le sue radici nella libertà di stampa spesso limitata o addirittura annullata da ragioni politiche ed istituzionali.
Di ciò è testimone lo stesso Ricciardi che, avendo operato in diversi Paesi esteri, ha potuto appurare quanto il giornalismo sia spesso vittima di restrizioni imposte da regimi militari o dittatoriali e di come, solo chi diventa “cantore” dei governi centrali, può svolgere il proprio lavoro seppur soggiacendo a “regole” più o meno esplicite.
Stimolato da Cimino ha ricordato in particolare la sua esperienza a Karachi, in Pakistan, una città che attualmente conta oltre 25 milioni di abitanti e che definisce sporca e disastrata ma anche estremamente umana. Un luogo dove sarebbe rimasto per sempre in considerazione dell’accoglienza ricevuta, la stessa che i pakistani riservano a tutti gli stranieri rendendoli parte di un tessuto sociale complesso ma nel contempo aperto all’integrazione ed in totale antitesi con il controllo pervasivo e limitante che lo Stato esercita quotidianamente sulla vita dei cittadini.
Le copie donate, copertine di due numeri usciti subito dopo gli attentati alla redazione ed al Bataclan, verranno affisse nei locali dell’ODG del Molise quali simboli emblematici di una stampa che sfida chi vorrebbe “imbavagliarla” ed asservirla al potere.
Ricciardi, residente in Germania e originario di Montagano, non ha mai dimenticato la sua infanzia in paese e tanto meno ha visto affievolirsi nel tempo l’attaccamento alla terra natia. Ogni mese torna in Molise vivendolo attraverso i celebri versi de “Il sabato del villaggio” di Giacomo Leopardi che, a suo parere, descrivono perfettamente la nostra realtà locale e, quando è lontano, si tiene costantemente informato su ciò che accade in regione per subire meno il distacco dai luoghi d’origine. Si definisce “l’ultimo emigrante” perché ancora oggi si sposta recando con sé valige grandi e pesanti che ricordano quelle di chi, ormai tanti anni orsono, abbandonò le proprie case per iniziare una nuova vita in paesi stranieri dove nulla era simile a ciò che ci si lasciava alle spalle.
E’ un uomo che considera la satira giornalistica sinonimo di una libertà che non dovrebbe mai essere annullata ma solo arginata, affinché le notizie giungano scevre da qualsiasi condizionamento politico e censura prescindendo da interessi editoriali, partitici o commerciali così che il lettore possa sempre avere un’idea chiara e critica della realtà.
Marica Mastropaolo
