
di Alessio Manfredi Selvaggi
Dall’Aeronautica Militare un progetto innovativo per rendere più sicuri e inclusivi gli interventi di emergenza. Un percorso che mette al centro le persone con disabilità sensoriali, intellettive e relazionali e apre nuove riflessioni sul diritto di tutti a essere soccorsi.
Quando si pensa a un soccorso aereo, vengono subito in mente un elicottero, i soccorritori che intervengono in una situazione pericolosa e una persona da portare in salvo. Ma non sempre bastano la velocità, la preparazione tecnica e l’utilizzo di mezzi specializzati.
A volte, per salvare una vita, occorre prima di tutto riuscire a comunicare.
È proprio da questa consapevolezza che nasce un importante progetto dell’Aeronautica Militare dedicato al soccorso delle persone con disabilità non motorie, promosso dal Tenente Colonnello Massimiliano Pierucci, nell’ambito delle attività del Rescue Coordination Centre (RCC) del Comando Operazioni Aerospaziali di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara.
L’iniziativa riguarda soprattutto le persone con disabilità sensoriali, intellettive e relazionali, che durante un’emergenza possono incontrare difficoltà particolari nel comprendere le istruzioni dei soccorritori o nel comunicare le proprie necessità.
L’obiettivo è rendere le operazioni di ricerca e salvataggio sempre più sicure, efficaci e attente alle caratteristiche di ogni persona.
Un progetto nato da una difficoltà concreta
L’idea del progetto nasce da un’esperienza vissuta durante una missione di ricerca e soccorso in Toscana, nella quale la presenza di persone sorde aveva evidenziato alcune difficoltà di comunicazione.
Quell’episodio ha fatto emergere un problema importante: le procedure di emergenza, per quanto organizzate e professionali, non sempre prevedono strumenti specifici per comunicare con persone che presentano disabilità non motorie.
Da questa esperienza è iniziato un percorso di studio, collaborazione e sperimentazione.
Il 18 luglio 2024, presso il Comando Operazioni Aerospaziali di Poggio Renatico, si è svolto un primo incontro al quale hanno partecipato rappresentanti dell’Aeronautica Militare, professionisti sanitari, università, associazioni e organizzazioni impegnate nel soccorso.
Il confronto ha permesso di individuare alcune difficoltà e di avviare un lavoro comune per sviluppare indicazioni operative più adeguate.
Il progetto è proseguito il 5 novembre 2025 con una seconda tavola rotonda, durante la quale sono state presentate linee guida, una lista di controllo per i soccorritori e nuovi strumenti di comunicazione.
Uno dei momenti più significativi è stato la simulazione di recupero di una persona con disabilità non motoria a bordo di un elicottero HH-139 del 15° Stormo di Cervia.
La particolarità dell’iniziativa è stata proprio il coinvolgimento diretto di una persona con disabilità in un’attività dimostrativa, consentendo agli operatori di confrontarsi con esigenze reali.
Le immagini possono aiutare dove le parole non bastano
Tra gli strumenti sviluppati attraverso il progetto ci sono le carte sperimentali di comunicazione aumentativa, che utilizzano immagini e disegni per spiegare alle persone le diverse fasi del soccorso.
Si tratta di un’idea apparentemente semplice, ma molto importante.
Una persona con disabilità intellettiva potrebbe avere difficoltà a comprendere istruzioni troppo veloci o complesse. Una persona sorda potrebbe non sentire le indicazioni verbali dei soccorritori. Una persona autistica potrebbe essere particolarmente sensibile al rumore, alle luci o a situazioni improvvise.
Il rumore di un elicottero, la presenza di persone sconosciute e la paura di quello che sta accadendo possono rendere ancora più difficile la comunicazione.
Mostrare un’immagine che spiega come avverrà il recupero, utilizzare parole semplici e cercare di instaurare un rapporto di fiducia possono aiutare la persona a sentirsi più tranquilla e a collaborare.
Da questo esempio nasce una riflessione: comunicare non significa soltanto parlare, ma anche riuscire a farsi comprendere.
È un principio importante nella vita quotidiana, ma diventa ancora più importante quando è in gioco la sicurezza di una persona.
L’esercitazione Grifone 2026: dalla teoria alla pratica
Un’altra tappa significativa del progetto si è svolta il 27 maggio 2026 in Sardegna, durante l’esercitazione internazionale di ricerca e soccorso Grifone 2026.
Nell’ambito delle attività è stato simulato un intervento in ambiente montano che ha coinvolto anche due persone con disabilità intellettiva e relazionale.
L’esercitazione ha permesso di mettere alla prova le modalità di comunicazione e le tecniche di recupero sviluppate attraverso il progetto.
All’iniziativa ha partecipato anche il Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha sottolineato l’importanza di preparare i soccorritori non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche nella relazione con le persone.
Questa esperienza dimostra che l’inclusione può diventare parte concreta dell’addestramento e dell’organizzazione delle emergenze.
Le attività sperimentali rappresentano un progresso significativo. Rimane importante continuare a verificare le procedure, formare gli operatori e favorire la diffusione delle esperienze maturate.
Il diritto a essere soccorsi deve essere davvero uguale per tutti
Il progetto dell’Aeronautica Militare offre anche l’occasione per una riflessione più ampia.
Essere in grado di camminare non significa necessariamente essere in grado di affrontare autonomamente un’emergenza.
Una disabilità non sempre è visibile. Una persona potrebbe non avere difficoltà motorie, ma avere bisogno di un aiuto particolare per capire cosa sta succedendo, riconoscere un pericolo o seguire le indicazioni di un soccorritore.
Questo aspetto invita a superare l’idea che le persone con disabilità abbiano tutte le stesse necessità.
Ogni persona è diversa e, proprio per questo, anche il soccorso dovrebbe essere capace di adattarsi.
Il diritto alla sicurezza appartiene a tutti. Ma perché questo diritto sia realmente garantito, occorre riconoscere che non tutti partono dalle stesse condizioni.
L’iniziativa dell’Aeronautica Militare mostra come sia possibile trasformare questa consapevolezza in strumenti pratici.
Un’ulteriore considerazione riguarda il ruolo delle persone con disabilità: non dovrebbero essere considerate soltanto destinatarie degli interventi, ma anche partecipanti attive alla loro progettazione.
Chi vive quotidianamente una determinata difficoltà può infatti offrire suggerimenti preziosi su come migliorare la comunicazione e rendere le procedure più comprensibili.
Coinvolgere direttamente queste persone, ascoltarne le esperienze e raccoglierne le osservazioni potrebbe contribuire a costruire un sistema di soccorso ancora più efficace.
L’inclusione, in questo senso, significa non decidere soltanto per le persone, ma anche insieme alle persone.
Anche il giornalismo può contribuire a un soccorso più inclusivo
Un progetto di questo tipo offre importanti spunti di riflessione anche per il mondo dell’informazione.
Raccontare un’iniziativa dedicata alle persone con disabilità richiede attenzione, sensibilità e un linguaggio corretto.
Troppo spesso, infatti, la disabilità viene presentata soltanto attraverso storie di sofferenza oppure attraverso racconti eccessivamente celebrativi.
Un’informazione più equilibrata dovrebbe invece mettere al centro i fatti, i diritti, le opportunità e i risultati concreti.
Nel caso del progetto dell’Aeronautica Militare, per esempio, la notizia più importante non è soltanto che una persona con disabilità abbia partecipato a un’esercitazione, ma che questa partecipazione possa contribuire a migliorare le modalità di intervento per tante altre persone.
È una differenza importante.
Il giornalista dovrebbe aiutare i lettori a comprendere il significato delle iniziative, evitando stereotipi e utilizzando parole rispettose.
Dovrebbe inoltre spiegare con chiarezza quali strumenti sono stati sperimentati, quali risultati sono stati ottenuti e quali obiettivi devono ancora essere raggiunti.
La stessa attenzione dovrebbe essere dedicata all’accessibilità delle notizie.
Un articolo scritto con un linguaggio troppo difficile, un video senza sottotitoli o un messaggio ricco di termini tecnici possono escludere una parte del pubblico.
Se l’informazione è un diritto, anche la possibilità di comprenderla dovrebbe esserlo.
Per questo il giornalismo potrebbe contribuire a diffondere una cultura della comunicazione più chiara e accessibile, utile non soltanto alle persone con disabilità, ma all’intera società.
Dalla sperimentazione a nuove idee per il futuro
Il percorso avviato dall’Aeronautica Militare potrebbe diventare anche un esempio per nuove iniziative di formazione e sensibilizzazione.
Una prima proposta potrebbe essere quella di organizzare incontri nelle scuole e nelle università per spiegare come si svolgono le operazioni di soccorso e quali difficoltà possono incontrare le persone con disabilità durante un’emergenza.
Sarebbe interessante coinvolgere studenti, operatori del soccorso, associazioni e persone con disabilità in laboratori dedicati alla comunicazione accessibile.
Gli studenti di Scienze della comunicazione, per esempio, potrebbero collaborare alla realizzazione di brevi video, schede illustrate e messaggi informativi con parole semplici, immagini chiare e sottotitoli.
Un’altra proposta potrebbe riguardare la sperimentazione di esercitazioni inclusive anche a livello locale, con la partecipazione diretta di persone con differenti disabilità.
Queste attività consentirebbero di verificare se le istruzioni sono davvero comprensibili e se le modalità di intervento tengono conto delle diverse esigenze.
Sarebbe inoltre utile mettere a disposizione delle famiglie e dei cittadini materiali informativi accessibili per spiegare come chiedere aiuto e come comportarsi nelle principali situazioni di pericolo.
Naturalmente il progetto dell’Aeronautica Militare riguarda le operazioni di ricerca e soccorso e non deve essere confuso con un servizio ordinario di trasporto aereo per persone con disabilità.
Proprio per questo è importante che le informazioni diffuse al pubblico siano sempre precise e aiutino a conoscere le effettive possibilità di intervento.
Queste proposte partono da un’idea semplice: prepararsi a un’emergenza non dovrebbe essere un compito riservato soltanto ai soccorritori, ma un percorso di conoscenza che coinvolga l’intera comunità.
Una vita da salvare, una persona da comprendere
Il progetto promosso dal Tenente Colonnello Massimiliano Pierucci rappresenta un esempio concreto di come la professionalità e l’innovazione possano incontrare l’attenzione verso le persone.
L’Aeronautica Militare ha scelto di affrontare una difficoltà che rischiava di essere sottovalutata, cercando nuove soluzioni attraverso la collaborazione tra competenze diverse.
Il motto che accompagna l’iniziativa richiama un obiettivo particolarmente significativo: offrire ai soccorritori uno strumento in più per salvare una vita in più.
Ma da questa esperienza emerge anche un messaggio che va oltre le operazioni di soccorso aereo.
Una persona non dovrebbe mai essere considerata un problema da gestire, ma qualcuno da ascoltare, comprendere e aiutare.
La sicurezza non dipende soltanto dalla presenza di mezzi moderni e personale preparato. Dipende anche dalla capacità di riconoscere le differenze, rispettare le esigenze individuali e non lasciare indietro nessuno.
La sfida per il futuro sarà trasformare queste esperienze in pratiche sempre più diffuse, coinvolgendo istituzioni, soccorritori, famiglie, associazioni e persone con disabilità.
Perché un soccorso davvero efficace non è soltanto quello che arriva rapidamente, ma anche quello che sa comprendere la persona che deve salvare.
E forse il progresso più importante consiste proprio in questo: imparare che, per salvare tutti, bisogna prima di tutto essere capaci di comunicare con ciascuno.
Le principali tappe riportate nell’articolo sono documentate dalle comunicazioni ufficiali dell’Aeronautica Militare del 18 luglio 2024 e del 5 novembre 2025, nonché dalla comunicazione istituzionale relativa all’esercitazione Grifone del 27 maggio 2026.
Aeronautica Militare+2
Le fonti confermano lo sviluppo delle linee guida e le attività di sperimentazione, ma non consentono di affermare che sia già stato adottato un protocollo unico da tutti gli enti di soccorso.
Ritengo particolarmente efficace, per la pubblicazione, il passaggio «L’inclusione significa non decidere soltanto per le persone, ma anche insieme alle persone». È una riflessione che caratterizza l’articolo, evidenzia un punto di vista personale e propositivo e, allo stesso tempo, rimane perfettamente coerente con uno stile impersonale.
